Il nostro progetto

Il ciclo della coltura del tabacco inizia con la semina dei suoi piccolissimi semi e si conclude con la cura delle foglie.

All’inizio di marzo di ogni anno i semi vengono messi in semenzaio, cioè in una zona di terreno protetta dagli agenti atmosferici, per accelerare la nascita delle piantine che, altrimenti, in pieno campo, non sarebbero in grado di nascere e svilupparsi.

Quando le piante sono alte circa 15 cm e presentano piccole foglie, avviene il trapianto e la messa a dimora. Divise in file distanti un metro una dall’altra, le piantine vengono poste ad intervalli di 50 cm. Quando il tabacco è alto circa 40 cm, si effettua una concimazione in copertura a base di azoto e, quando supera il metro, la pianta emette un bel fiore violaceo. Il fiore viene asportato (cimatura) per evitare che ostacoli la crescita delle foglie.

La raccolta delle foglie avviene nel periodo di fine luglio e inizio agosto, iniziando dalle foglie basali, più tardi le foglie mediane (quelle situate sulla parte centrale del gambo) e verso settembre quelle apicali (situate in alto).

Tutte le foglie raccolte vengono poi essiccate con diverse modalità: in essiccatoi ad aria calda (per il tabacco Virginia), oppure all’aria (per il tabacco Burley). Successivamente il tabacco viene imballato ed inviato agli stabilimenti premanifatturieri.

Coltivazione di tabacco in Sardegna

Manifattura Italiana Tabacco S.p.A. (MIT), consapevole del fatto che la tabacchicoltura è stato un potente fattore di progresso socio-economico in tante regioni del nostro Paese, oltre che nel suo territorio di provenienza, le Marche, ritiene che l’intera filiera del tabacco debba essere legata alle proprie radici, saldamente ancorate al territorio.

Da qui l’idea di promuovere “la cultura della coltura del tabacco” rintracciando le aree più adatte a rilanciare questa importante coltivazione, per creare delle piccole produzioni di eccellenza di origine locale.

Il progetto è frutto di una conoscenza approfondita della tabacchicoltura in Italia, delle aree e delle condizioni ambientali più adatte a reimpiantare i semi autoctoni; si è, inoltre, resa necessaria una accurata analisi delle variabili socio-culturali locali e cioè della presenza indispensabile sul territorio di persone esperte, disposte ad investire il loro lavoro nel rilancio di questo settore. La coltivazione del tabacco ha carattere quasi esclusivamente familiare e, per le cure costanti e per le difficoltà a meccanizzare la maggior parte degli interventi che richiede, necessita di molta manodopera.


La prima fase di progetto richiede l’individuazione del sito ideale. Il terreno può influenzare la resa e la qualità del tabacco in funzione delle sue caratteristiche pedo-climatiche. Il tabacco riesce a vegetare in qualsiasi tipo di terreno, ma è soltanto in determinati suoli che esso conserva i connotati più tipici generando un prodotto di qualità. Tra i fattori climatici in grado di condizionare quantitativamente e qualitativamente la coltura hanno importanza preminente la temperatura, l’umidità relativa dell’aria, la durata e l’intensità dell’illuminazione.

Una volta scelto il terreno e verificata la presenza di un’azienda agricola con l’esperienza necessaria ed interessata a portare avanti il progetto, si entra in una fase operativa che prevede il controllo dell’intero ciclo di coltura delle piante di tabacco.

Il progetto sperimentale deve durare all’incirca due anni e viene seguito e controllato in tutte le sue fasi da uno staff tecnico-scientifico esperto della Manifattura Italiana Tabacco S.p.A. (MIT). Al termine dei due anni si ottiene una “varietà autoctona” con caratteristiche marcatamente differenti dalle piante originali. I tabacchi nati e coltivati nel terreno scelto, assumeranno delle caratteristiche tipiche rendendo il prodotto unico ed originale nel suo genere.

L’approccio proposto è il modello di “sviluppo territoriale locale” orientato alla rivitalizzazione sociale ed economica del territorio attraverso la creazione di nuova imprenditorialità agricola autoctona. All’interno del progetto, il ruolo della Manifattura Italiana Tabacco S.p.A. è quello di affiancare e formare, in tutte le fasi, l’azienda agricola che realizzerà la produzione, mettendo a disposizione le proprie conoscenze e competenze al fine di avere un elevato controllo dell’intera filiera.


Le aree di sviluppo del progetto possono essere sia quelle dove il tabacco veniva coltivato storicamente sia quelle dove vengano riscontrate le condizioni migliori per le varietà di tabacco selezionate (Virginia e Burley).

Un sito in fase di studio è l’area di Montelupone (Macerata), interessata dalla coltivazione del tabacco, scelta in virtù delle favorevoli condizioni pedo-climatiche. Decisiva per la scelta del sito, è stata infine la consolidata esperienza nel campo della coltivazione biologica dell’azienda agricola locale proprietaria dell’area.

Un’ altra area di interesse è stata individuata in Sardegna, nelle località di Bortigiadas e Perfugas. Il tabacco veniva coltivato nell’isola fino alla fine degli anni Cinquanta ed era una importante risorsa economica per gli agricoltori che avevano destinato i loro terreni a questo genere di coltura, ma che venne poi abbandonata a seguito della chiusura della Manifattura di Cagliari.

Altri progetti pilota per il rilancio di coltivazioni autoctone di tabacco sono in fase di avviamento nelle regioni di Puglia, Campania, Umbria e Veneto.

Progetti già avviati
Progetti in fase di avviamento