Le origini

Il Tabacco arrivò in Europa successivamente alle esplorazioni di Colombo nel “Nuovo Mondo” e si diffuse gradualmente in tutto il continente quando l’ambasciatore portoghese, Jean Nicot, fece omaggio a Caterina de’ Medici delle foglie e dei semi della pianta che venne denominata, dal nome di Nicot, “Herba nicotiana”.

In Italia, la coltura del tabacco si diffuse nella seconda metà del XVI secolo ad opera di due prelati che portarono i preziosi semi nel Granducato di Toscana e nello Stato Pontificio. Qui la tradizione vuole che i monaci Cistercensi, fondato il proprio convento nei pressi di Chiaravalle in provincia di Ancona, coltivarono per primi lo Spadone di Toscana, denominato più tardi Spadone di Chiaravalle. Tale varietà si diffuse nella Valle dell’Esino, nelle località vicino ad Ancona ed, in seguito, in tutto il territorio marchigiano.


Attualmente gli ecotipi maggiormente diffusi sono: il Virginia, coltivato particolarmente in Veneto, in Umbria (nell’Alta Valle del Tevere) ed, in modeste quantità, in Toscana; il Burley, coltivato principalmente in Campania – nel territorio di Caserta viene prodotto il migliore Burley filler tradizionale con bassi contenuti di nicotina – ed in Veneto, ove viene prodotto il “cimato“ che presenta valori di nicotina medio alti e spiccate caratteristiche aromatiche.

Fino al 1700 il tabacco è stato quasi esclusivamente impiegato per produrre polveri da fiuto o trinciati per pipa. Nel 1800 la comparsa delle prime macchine per produrre le sigarette ha facilitato il passaggio all’utilizzo del tabacco per confezionare prodotti da fumo, quali il sigaro e la sigaretta, quest’ultima più pratica ed aderente ai costumi che cambiavano ed il cui uso è il più diffuso ancora oggi.